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Come Roma insegna

Molti imperi scompaiono avendo lasciato dietro di sé un campo di sterminio, rovine, massacri e niente altro. Roma ha lasciato una civiltà. Viviamo ancora nella sua legge, ci avvantaggiamo del suo sistema di comunicazione, delle poderose e geniali tecniche costruttive, parliamo la sua lingua, in tante e diverse parti del mondo.

Potremmo imparare tanto sul "welfare", cioè  sull'organizzazione di una sanità pubblica e sulla fondazione di un diritto sociale, sulla priorità di tutelare l'ambiente, sui flussi migratori, con la capacità di integrare e  tenere unite dentro un'identità più grande culture diverse con differenti visioni del mondo, sul valore tangibile della tolleranza, sull'importanza delle infrastrutture tecnologiche, sulla gestione delle epidemie, sul contrasto alla corruzione e  sulla politica, intesa come fedeltà/spirito di dedizione alla res publica. E ancora sulla comprensione dell'utilità di far interagire cultura, imprenditorialità e gestione sapiente della P.A.
Con l'esercito più potente al mondo, il più disciplinato, il più tecnologicamente dotato a servizio di un progetto di conquista che forse non ha pari nel corso della storia; con una civiltà retta da efficientissime istituzioni e da una rigorosa ed articolata giurisprudenza tendenzialmente egualitaria; con una capacità ingegneristica di eccezionale lungimiranza, Roma è stata dal 753 a.C. al 476 d.C. la più grande potenza civile e militare di tutta l'area euro-mediterranea e, probabilmente, di tutta l'umanità.  É allora senz'altro possibile che Roma abbia ancora molto da insegnare alla modernità, anche riguardo ad alcune delle più spinose problematiche del nostro tempo, non tanto dissimili, poi, da quelle affrontate dalla dominatrice caput mundi.  Imparare da Roma: se non altro per differire quell'inarrestabile  trend che gli etologi ormai apertamente definiscono "sesta estinzione di massa".

 

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Come Roma insegna di Valerio Massimo e Fabio Manfredi, Pienogiorno, 2021