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ragazza, donna, altro

È una grande serata per Amma: un suo spettacolo va in scena per la prima volta al National Theatre di Londra, luogo prestigioso da cui una regista nera e militante come lei è sempre stata esclusa. Nel pubblico ci sono la figlia Yazz, studentessa universitaria armata di un'orgogliosa chioma afro e di una potente ambizione, e la vecchia amica Shirley, il cui noioso bon ton non basta a scalfire l'affetto che le lega da decenni; manca Dominique, con cui Amma ha condiviso l'epoca della gavetta nei circuiti alternativi e che un amore cieco ha trascinato oltreoceano...

Non è facile essere "genderfluid" o "non-binary" o "queer", il rischio di discriminazione, quando non di emarginazione, è sempre dietro l'angolo. Per non dire di quello del venire confinati nel limbo di una sub-cultura a scontare invisibilità, incomprensione ed esclusione sociale. Tutto questo non smette di ricordarci che c'è sempre una stretta corrispondenza tra stereotipi e pregiudizio. Ecco allora che, tra secolari questioni di parità e femminismo, le afro-britanniche di Bernardine Evaristo lottano per uscire da quella prigione sessista e razzista che per regolamento impone loro l'uniforme del "diverso". Eppure queste donne, che non sono né vogliono essere eroine, hanno un'identità molto chiara a sé stesse, una volontà propositiva e una costante fiducia in quel positivo "noi" che al dolore contrappone l'amore. Nient'altro chiedono che dignità per sé stesse e i loro affetti. Forse quell'umanesimo di cui c'è disperato bisogno?


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Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo, SUR 2020
Foto: edizioni sur

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