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Strehler: il gigante del Piccolo

La magia della regia teatrale di Giorgio Strehler, il gigante del Piccolo, quello del "Io sono il teatro". Che cosa aveva che gli altri non avevano? Un senso della teatralità eccezionale, spettacolari intuizioni metafisiche per un affondo diretto al cuore dello spettatore: ne rintracciava ogni movimento dell'anima con l'astrazione, la sublime finzione, il tocco delle corde emotive.

Arlecchino, L'opera da tre soldi, El nost Milan, La tempesta, Le baruffe chiozzotte, Galileo, I giganti della montagna, Lohengrin, L'albergo dei poveri, Don Giovanni, la Trilogia della villeggiatura, Giorni felici, Il gioco dei potenti, Così fan tutte, Il giardino dei ciliegi, Lear, Come tu mi vuoi...
Ogni cosa come non la sapeva fare nessuno. Il teatro è vitalità, il teatro è moltitudine di dialoghi impossibili, il teatro è levitazione, il teatro è quando la più effimera delle arti festeggia l'irripetibile. Ed è intuizione, folgorazioni in palcoscenico: il regista prende il meglio da tutti e lo mescola nelle giuste dosi, distillando le essenze di ciascun personaggio. "Sono i limiti che formano il talento", Strehler aveva l'occhio assoluto, soggiogava il pubblico, non solo per un fatto estetico, ma per qualcosa di più: un senso musicale d'insieme della scena, una passione smisurata per l'investigazione critica dell'animo umano. Svelare attraverso la finzione le nostre follie ossessive è, forse, lasciarci la possibilità di liberarcene. Ed in questo Strehler era un genio. Per una grandezza così oggi non c'è più posto.

 

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Strehler: il gigante del Piccolo, Mimesis 2021