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Partigiani della Wehrmacht

Nella Resistenza non tutti i tedeschi erano nemici. Fra il 1943 e il 1945, nel corso della Campagna d'Italia, più di mille soldati delle forze armate del Reich scelsero di disertare rischiando la pena capitale. Molti di loro si unirono ai partigiani italiani. Alcuni rimasero uccisi, altri decisero di rimanere in Italia e di integrarsi nelle comunità che avevano contribuito a liberare.

Le società, dopo aver fatto i conti con le colpe della guerra, scelgono cosa ricordare e cosa seppellire sotto le macerie dei bombardamenti, grazie a "provvidenziali amnesie collettive" che permettono di andare avanti, di voltare pagina e di perdonarsi a vicenda. A questi uomini, bollati dal senso comune con il marchio di "disertori, vigliacchi, imboscati e traditori", soltanto più di cinquant'anni dopo vennero riconosciuti, in un difficile dibattito sociale che coinvolse soprattutto l'area germanica e austriaca, il coraggio della ribellione, la coerenza con i propri ideali di vita, l'opposizione alla politica nazista e la dedizione alla causa della libertà. "Noi amavamo la patria quanto loro, e ad ogni attacco avanzavamo con coraggio. Ma ormai sapevamo distinguere, avevamo ad un tratto imparato a guardare le cose in faccia. E vedevamo che del loro mondo non sopravviveva più nulla. Improvvisamente, spaventevolmente, ci sentimmo soli, e da soli dovevamo sbrigarcela". Erich Maria Remarque, Niente di nuovo sul fronte occidentale.

 

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Partigiani della Wehrmacht: disertori tedeschi nella resistenza italiana, Le Piccole Pagine 2021