Sezioni

La modernità di un esploratore dimenticato: Ermanno Stradelli, dagli Appennini al Brasile

A cent’anni dalla scomparsa una tavola rotonda per ricordare l'esploratore, geografo e fotografo italiano Ermanno Stradelli, primo a fotografare le culture indigene nel proprio habitat, imparare la lingua e le tradizioni, fu anche pioniere nello sviluppare le fotografie ‘sul campo’, ovvero nella foresta Amazzonica. Giovedì 9 aprile 2026, ore 15:30, salone Monumentale della biblioteca Passerini-Landi

La modernità di un esploratore dimenticato: Ermanno Stradelli, dagli Appennini di Piacenza-Parma al Brasile. A cent’anni dalla scomparsa.

Viaggiatore, scienziato, linguista e poeta, nato a Borgotaro nel 1852 quando il borgo era ancora in provincia di Piacenza e da madre di nobili origini piacentine, lasciò la vita agiata per esplorare l’Amazzonia. Amò quella terra e s’immerse nella cultura delle tribù indigene con empatia e vero spirito umanitario.

Evento organizzato da Biblioteca Comunale Passerini-Landi, Amici del Gioia, Rotary Distretto 2072, Convegno di cultura Beata Maria Cristina di Savoia di Piacenza, Deputazione di Storia Patria per le province parmensi

Saluti

  • Conte Orazio Zanardi Landi, pronipote di Ermanno Stradelli
  • Clizia Riva, Presidente Rotary Club Homaranismo Distretto 2072

Coordina

  • Donatella Vignola, presidente dell’Associazione “Amici del Gioia” e del Convegno di cultura “Maria Cristina di Savoia”

Tavola rotonda con

  • Corrado Truffelli, autore di “L’Amazzonia di Ermanno Stradelli. Nei misteri della foresta”, MUP Editore
  • Davide Astori, linguista, Università di Parma
  • Francesco Magistrali, viaggiatore-esploratore in Amazzonia oggi, coautore del Docufilm “il figlio del Grande Serpente”
  • Daniela Morsia, Conservatrice del fondo antico della Passerini-Landi

Intervento di

Proiezione del documentario

  •  Yuruparí. Rito e danza della memoria indigena, di Guido Boffa e Danilo Manera

Foto ritrattoErmanno Stradelli
(1852, Borgo Val di Taro, Parma - 1926, Manaus, Brasile)
Ermanno Stradelli, esploratore, geografo, fotografo e cartografo, fu una personalità nota a livello internazionale per i suoi viaggi oltreoceano, mossi dal desiderio di comprendere profondamente e connettere tra loro mondi e civiltà lontane.
Ermanno Stradelli, originario di Borgo Val di Taro, nacque l’8 dicembre 1852 da una famiglia facoltosa. Fu il primogenito dei sette figli della contessa Marianna Douglas Scotti di Vigoleno e del conte Francesco Stradelli, ciambellano della corte parmense e brigadiere con rango di luogotenente delle Regie Guardie del Corpo, insignito del titolo di conte da Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla.
Lo Stradelli si diplomò presso il collegio di S. Caterina a Pisa, iscrivendosi poi alla Facoltà di giurisprudenza presso l’Università di Siena e, dal 1875, presso l’Università di Pisa. In quegli anni, maturò in lui il desiderio di esplorare l’Africa; tuttavia, incontrando la ferma opposizione della madre, decise di ritirarsi nelle terre del paese natio, dedicandosi allo studio dello spagnolo e del portoghese.
Nel 1878, ad un passo dalla laurea, decise di interrompere gli studi e partire alla volta del Brasile, con l’appoggio della Società Geografica Italiana, di cui, in seguito, diventerà socio onorario.
Il 9 aprile 1879 salpò dal porto di Bordeaux; a giugno giunse nel Parà e, nel mese seguente, arrivò a Manaus, città situata nel cuore della foresta amazzonica e capitale dello stato di Amazonas, dove inizialmente alloggiò presso i padri francescani.
Dal 1880 intraprese numerosi viaggi risalendo, a bordo della sua canoa, i principali fiumi e affluenti del bacino amazzonico, portando con sé i vari strumenti topografici e le casse per la raccolta di materiali ornitologici ed entomologici, necessari per le sue rilevazioni scientifiche. In compagnia di alcuni missionari, percorse dapprima il Rio Purus, risalendo l’affluente di sinistra, Mamoré-Mirim, e poi quello di destra, Ituxi. Nel marzo dello stesso anno, vittima di un naufragio durante il quale perse tutto il materiale fotografico raccolto fino a quel momento, fu costretto a rientrare a Manaus per recuperare le forze e riprendere successivamente le esplorazioni.
L’evento infausto non placò il suo entusiasmo e già nel luglio successivo fu nuovamente in viaggio per risalire il Rio delle Amazzoni fino a Fonte Boa e Loreto. Colto da violente febbri palustri, fu costretto a rientrare a Manaus, ripartendo subito dopo alla volta del fiume Uaupés, una spedizione che gli permise di osservare e catalogare uccelli e altri animali. Rientrato nella Capitale dell’Amazzonia, nel 1882, si unì alla Commissione Ufficiale incaricata di delimitare i confini tra il Venezuela e il Brasile, in qualità di en amateur. Tale incarico gli permise di visitare alcune delle più sconosciute regioni tra il Brasile e il Venezuela. Nel 1882, lo Stradelli ripartì una seconda volta per lo Uaupés, dove riuscì ad adattarsi completamente alla vita fluviale degli amerindi, facendo proprie le abitudini e le tradizioni locali. Nella sua ricerca scientifica di questo periodo emerge la profonda soddisfazione derivante dal legame con il misterioso passato di quella strana gente che amava illimitatamente¹. 
Nel 1883, alla fine di un estenuante viaggio che ne aveva compromesso la salute, Stradelli decise di stabilirsi nell’accogliente località di Itacoatiara, ad est di Manaus. Qui ebbe tempo di riordinare le sue note di viaggio e dedicarsi allo studio sistematico della lingua indigena, finalizzato alla creazione di un vocabolario utile a comprendere il linguaggio e la cultura del popolo locale: il sognato Vocabulário, che sarà pubblicato postumo.
Tornato a Manaus, prese parte alla spedizione di João Barbosa Rodrigues, nel tentativo di pacificazione degli indigeni Jauapiry, impresa da lui descritta nella relazione sulla spedizione del Rio Branco del 1888. Nel corso di queste spedizioni sulle rive del Rio delle Amazzoni, ebbe modo di conoscere diverse popolazioni indigene, collezionando reperti quali archi, frecce, amuleti, indumenti ornamentali di pelle, denti di fiere e piume di uccelli. Questi cimeli furono poi presentati all'Esposizione Colombiana di Genova nel 1892 e oggi sono in parte conservati nella splendida cornice del Castello di Rivalta. Nel 1884 decise di rientrare in Italia per completare gli studi; si laureò brillantemente a Pisa discutendo una tesi di diritto internazionale dal titolo: «Se le nazioni civili abbiano o no il diritto di appropriarsi dei territori occupati da popoli barbari». Successivamente, svolse la pratica legale a Genova presso lo studio dell’avvocato Orsini. Nonostante le pressioni familiari per trattenerlo in Italia, l'interesse dello Stradelli per l’Amazzonia rimase talmente vivo da spingerlo a intraprendere, nel febbraio del 1887 insieme al marchese Augusto Serra, una nuova spedizione verso le sorgenti dell’Orinoco, fiume che risalì grazie all'appoggio del governo venezuelano.
Tra il 1887 e il 1891 si dedicò ad intense esplorazioni: partendo dall’isola di Trinidad, raggiunse Manaus attraversando Ciudad Bolivar, la regione dell’Aturés e il basso Vichada, affluente di sinistra dell’Orinoco, dove compì una lunga esplorazione del corso del fiume. Proseguì poi verso l’alto Guaínia, Yavita, Cucuíe e Vista Alegre. Ripartì nuovamente verso il Rio Negro, risalendo tra il Rio Branco e l’Uaupés per la sua terza spedizione in quelle acque, insieme al ricercatore indigeno Maximiano José Roberto. In questa occasione fu il primo a decifrare i simboli dei petroglifi, testimonianze d’ arte rupestre amazzonica incise sulle rocce lungo il fiume nei pressi di Jauareté.
I molteplici resoconti di viaggio dello Stradelli superarono la semplice descrizione geografica per offrire un quadro antropologico inedito: uno spaccato sulle abitudini quotidiane delle popolazioni indigene, come le tecniche di coltivazione, l’organizzazione sociale e le tradizioni legate alla nascita, al matrimonio, alla morte e all’ospitalità. Stradelli seppe entrare in profonda sintonia con i popoli amerindi, stabilendo con loro un rapporto di reciproca stima e rispetto.
Dopo aver acquisito la cittadinanza brasiliana, nel 1893 ottenne dalla Corte Superiore di Giustizia la licenza di advogado provisionado, che gli permise di entrare nell’ufficio del Pubblico Ministero e di essere nominato, il 28 luglio 1895, promotor público (procuratore distrettuale) nel secondo distretto di Manaus.
Il suo ultimo viaggio documentato in Italia fu quello dell’agosto del 1901; a novembre tenne una conferenza sull’Amazzonia presso il Collegio Romano, sede della Società Geografica Italiana, nel corso della quale presentò la mappa geografica dell’Amazzonia da lui redatta.
Poco dopo ripartì per Manaus e non fece più ritorno in patria. Scelse di vivere a Tefé, alla confluenza con il Rio delle Amazzoni; nel 1912 vi assunse l’incarico di promotor público, che mantenne fino al 1923.
In quegli anni numerosi furono i contributi scientifici dello Stradelli: al Terzo Congresso Scientifico Latinoamericano di Rio de Janeiro presentò un contributo sulle lingue della «famiglia» Tucano, intervento incluso negli atti del 1910 con il titolo Pequeno vocabulário. Grupos de língua tucana. Nel 1920 completò a Tefé il celebre Vocabulário português-Nheengatu e Nheengatu-português; mentre il 1922 vide la stesura del Dizionario Nheengatu-Italiano e Italiano-Nheengatu.
Nel 1925, ormai affetto da una delle più crudeli malattie, il morbo di Hansen, Ermanno Stradelli lasciò Tefé con l’intenzione di fare ritorno in Italia; giunto a
Manaus, fu però ricoverato nel lebbrosario di Umirizal, dove morì nell’aprile del 1926. 
“Per lui fu costruito un piccolo bungalow; là l'esploratore aspettò la morte; chiese che gli portassero i suoi libri che erano rimasti a Tefé. Non ebbe un lamento né un grido di disperazione. Si appartò tra le sue carte, ripensando i percorsi degli indigeni nelle foreste, le discese lungo i rii fragorosi, rivivendo cacce, assalti, storie, fantasmagorie, misteri, tra il silenzio e l'orrore di Umirizal. ²”

¹ Truffelli Corrado, Ermanno Stradelli, un grande esploratore dimenticato. Parma: Monte Università Parma editore, 2016, p. 26.
² Truffelli Corrado, Ermanno Stradelli, un grande esploratore dimenticato. Parma: Monte Università Parma editore, 2016, p. 57.