Il diritto di scegliere: le donne a ottant’anni dal primo voto
Il 31 marzo marzo 1946 si svolgono a Piacenza le prime elezioni amministrative per scegliere i quaranta consiglieri del primo Consiglio comunale su base elettiva del dopoguerra. È la prima volta che le donne della nostra città vanno a votare. Le 24.891 elettrici iscritte nelle liste elettorali del Comune di Piacenza sono finalmente legittimate ad esprimere non solo la loro preferenza ma anche ad accedere alle cariche elettive.
Nelle quattro liste che scendono in campo si presentano undici candidate e due saranno elette: Rita Cervini e Medina Barbattini. Un altro importante appuntamento sarà poi quello del 2 giugno per il doppio voto (referendum istituzionale e Costituente).
Ma quale era la situazione della città in quella primavera del 1946?
Come si svolse la campagna elettorale?
Come fu affrontata la questione del voto alle donne sulla stampa locale?
Chi erano la candidate? E le elette?
Un'occasione per ripercorrere questo importante avvenimento per la città, non solo per ricordare gli 80 anni dal primo voto delle donne, ma anche per ricomporre le vicende che portarono alla composizione su base elettiva del primo Consiglio comunale del dopoguerra.
Ne parleranno Daniela Morsia ed Elisabetta Paraboschi. Le attrici del gruppo teatrale Le Stagnotte leggeranno alcuni articoli dai giornali locali.
Interverrà l'artista Livia Spinolo, che realizzerà un'installazione site spiecific a partire dal 20 marzo, proprio nel salone Monumentale della biblioteca.
Tante Parole nasce da un gesto semplice e necessario: raccogliere, riunire, dare corpo a un sapere che rischia di disperdersi. Si trasforma così in una mappa viva della memoria femminista.
In questa installazione, i volumi sembrano esplodere dalle ante degli scaffali storici della biblioteca e riversarsi sul pavimento. Il peso delle parole diventa visibile. I titoli si offrono allo sguardo del visitatore, invitandolo a leggere, a ricordare, a rinfrescare la memoria delle conquiste del movimento femminista — e di quelle che restano ancora da compiere.
L’opera mette in scena insieme la forza e il limite del linguaggio. Le parole sono testimonianza, sono coscienza, sono memoria. Ma sono anche eco di una realtà che non si è trasformata abbastanza. Il titolo racchiude un’ambiguità intenzionale: da un lato la potenza della parola come strumento di libertà; dall’altro la frustrazione per il divario persistente tra discorso e azione. Dopo decenni di studi, manifesti, leggi e riflessioni, la piena parità non è ancora stata raggiunta.
L’opera è sponsorizzata dalla Cooperativa Archivistica e Bibliotecaria – Milano, che, grazie al suo personale ha collaborato anche nella selezione e ricerca dei titoli che compongono l'installazione, ed è ospitata dalla Biblioteca Comunale Passerini-Landi.
Con
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Serena Groppelli, Assessora alla partecipazione e identità territoriale
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Christian Fiazza, Assessore alla cultura e turismo
- Daniela Morsia, conservatrice dei Fondi Antichi della biblioteca Passerini-Landi
- Elisabetta Paraboschi, giornalista
- Livia Spinolo, artista
- Le Stagnotte, gruppo teatrale
