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Il passato al futuro

L'antico Salone Monumentale della Biblioteca viene finalmente riconsegnato alla città nel corso di un'inaugurazione che si terrà giovedì 15 settembre alle ore 17.30. Con la partecipazione del Piacenza Jazz Club e buffet offerto dal Consorzio Salumi tipici Piacentini.

Le vicende del Salone monumentale sono strettamente connesse a quelle della Biblioteca e di Palazzo San Pietro, già sede - dalla fine del XVI secolo fino al 1768 – del Collegio Gesuitico e successivamente della Biblioteca pubblica. La fabbrica del Collegio venne realizzata seguendo strettamente i dettami dell'architettura gesuitica, con riferimenti alla forma classica del chiostro benedettino medioevale e, in parte, alla casa signorile cinquecentesca. Gli spazi riservati alla comunità religiosa e quelli destinati alle scuole vennero organizzati secondo il “modo proprio”, pedagogico ed apostolico, della Compagnia, con una particolare cura all'esposizione solare. Tutte le parti, pur nella loro autonomia, risultavano collegate da corridoi, cortili e da differenziati sistemi di accesso. L'8 febbraio 1768, in seguito ad un decreto firmato da Ferdinando di Borbone, i Gesuiti furono espulsi dal Ducato di Parma e Piacenza. La biblioteca gesuitica, formata da circa diecimila volumi, costituì la prevalente dotazione libraria della Biblioteca Reale piacentina – istituita dallo stesso duca nel 1774 – che venne ubicata nell'ala nord dell'edificio, in una sala appositamente realizzata, ove appunto ora si trova il Salone Monumentale. Nel 1791 la Biblioteca reale venne fusa con la Biblioteca del conte Pier Francesco Passerini, di pertinenza del Collegio dei Teologi, che fu collocata nel Palazzo di San Pietro. Proprio per far fronte alle necessità legate a questo crescente patrimonio librario furono avviati, in diversi tempi, tra fine Settecento e inizio Ottocento, lavori di sistemazione della Sala, a cui contribuì anche l'architetto Lotario Tomba. Risale a questo periodo anche la realizzazione della splendida scaffalatura che ancora oggi ospita una parte del patrimonio del Fondo antico della Biblioteca (tra questi, i libri dei Gesuiti, della biblioteca passeriniana e alcuni lasciti dei conventi soppressi in epoca napoleonica). Gli scaffali furono costruiti in due tempi, nel 1790-1791 e poi nel 1809 mantenendo lo stesso disegno, di gusto fine Settecento, e lo stesso legno, il noce. Con ogni probabilità fu il medesimo artigiano – di cui conosciamo il cognome Trisconia – a realizzare questi splendidi scaffali, ancora oggi ottimamente conservati. Il salone momumentale, al quale si accedeva tramite l'ingresso in via Carducci 18, a fianco della Chiesa di San Pietro, è stato Sala di lettura (ed unico spazio accessibile al pubblico) fino al 1985/86 quando la Biblioteca venne a lungo chiusa per consentire importanti lavori di ristrutturazione, adeguamento e rifunzionalizzazione che hanno completamente modificato gli accessi e la distribuzione degli spazi destinati ai magazzini e al pubblico.
Al momento della riapertura, nel 1998, il Salone – poi intitolato ad Emilio Nasalli Rocca, direttore della Biblioteca dal 1932 al 1972 - è stato attrezzato anche per ospitare mostre, in un'area appositamente attrezzata con antiche bacheche. Dopo un periodo di chiusura di quasi due anni, in cui è stata area di cantiere, il Salone, con nuovi corpi illuminanti e nuovi impianti tecnologici audio-video, ritorna alla sua destinazione di luogo dedicato ad eventi, presentazione di libri, corsi, incontri, proiezioni ed esposizioni, in favore della cittadinanza. La riconquistata disponibilità del Monumentale e delle sue pertinenze ha consentito anche il riallestimento della sala dedicata alla storia del Salterio di Angilberga (celeberrimo manoscritto del IX secolo donato dall'imperatrice Alngilberga al Monastero di San Sisto) e del corridoio dedicato al maestro Giuseppe Verdi.