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Non è vero ma ci credo

“Essere superstiziosi è sinonimo di ignoranza, ma non esserlo porta male" (Eduardo De Filippo)

Siccome "L'essenziale è invisibile agli occhi", l'idea di trovare un passaggio per entrare nell'invisibile ha sempre soggiogato la mente dell'uomo. E quest'idea è stata, volta a volta, mero desiderio di conoscenza o dura volontà di potenza e dominio. Credenze, scaramanzia, divinazione, profezie, oroscopi, scongiuri, cartomanzia, malocchio, stregonerie, fatture, jettatura, amuleti e talismani: tutto l'empirico armamentario umano per fronteggiare o aprofittare del soprannaturale. Qualunque cosa essa sia - pratiche legate ad ancestrali culti pagani, arcaici rituali retaggi di tradizioni tribali, connessione psichica in assenza di logica o soltanto illusioni, atteggiamenti e ideologie - la superstizione è stata una costante espressione di un tratto del pensiero umano, un mezzo istintivo per difendersi dal futuro, dall'insicurezza dell'ignoto e dall'angoscia della morte. In quanto tale accompagnerà l’uomo, con molta probabilità, lungo tutto il corso della sua esistenza terrena. Essendo infatti conosciuta a molte diverse latitudini, la superstizione deve aver avuto, nel suo originario contenuto sostanziale, una comune antichissima origine della quale, nei popoli moderni, sono sopravvissuti soltanto gli ultimi frammentari residui di quello che forse era un complesso sistema di natura magico-religiosa. È, in definitiva, uno dei tentativi di risposta alle classiche domande sulla trascendenza: chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo? È, forse, il bisogno di cercare qual'è la vera causa di tutto ciò che è: credere significa, in fondo, ritenere possibile.

“La luna, - disse Nuto - bisogna crederci per forza. Prova a tagliare a luna piena un pino, te lo mangiano i vermi. Una tina la devi lavare quando la luna è giovane. Perfino gli innesti, se non si fanno ai primi giorni della luna, non attaccano. Allora gli dissi che nel mondo ne avevo sentite di storie, ma le più grosse erano queste. Era inutile che trovasse tanto da dire sul governo e sui discorsi dei preti se poi credeva a queste superstizioni come i vecchi di sua nonna. E fu allora che Nuto, calmo calmo, mi disse che superstizione è soltanto quella che fa del male, e se non adoperasse la luna e i falò per derubare i contadini e tenerli all’oscuro, allora sarebbe lui l’ignorante e bisognerebbe fucilarlo in piazza” (La luna e i falò, Cesare Pavese).

"Non è vero ma ci credo" di Maurizio Ortolani e Roberto Spingardi, Lupetti 2014.
Prenota su EmiLib.

Davide - bibliotecario
#consiglidilettura

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