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Il lettore a(r)mato

"Ogni lettore, quando legge, legge se stesso" (Marcel Proust)

La lettura è sapere? No, è evasione! La lettura è un dogma scolastico? No, è libera scelta! La lettura è un piacere? Sì, ma solo per i lettori! La lettura è passione? No, sperimentazione! Lettori si nasce? No, si diventa e se anche uno nascesse lettore la società saprebbe convincerlo a smettere... Che differenza c'è tra un lettore e un non-lettore? Nessuna, perchè entrambi fanno gli stessi sogni.
Diffidare a qualunque costo dell' hominem unius libri? Quattro soltanto i libri di lettura? Venticinque i lettori in tutto?
Quale di queste frasi è vera? Come decifrare, interpretare e rendere comprensibile, cioè, un sistema nel quale la macchina dell'industria editoriale tende a fare del libro, per antomasia strumento di educazione, un oggetto sempre più consumabile, deperibile e fungibile; a fare del lettore un fruitore superficiale atono, anonimo, indistnto e standardizzato; a fare dell'autore un semplice addetto alla catena di montaggio del libro, preoccupato che questo sia acquistato e non che venga letto? Eppure, qualcuno, sommessamente, protesta: è il libro, che nel colophon porta impressa una data di stampa e non di scadenza. É l'autore, consapevole che per esistere ha bisogno del lettore. E' il lettore che senza la bio-diversità di libri non potrebbe mai maturare nessuna sensibilità critica. E' la stessa cultura: pochissima bibliografia per tanti libri, che non è "roba" per eruditi da disdegnare perché non "vende", ma certificato di garanzia.
"Non potremo mai cambiare la realtà se non (la) sappiamo leggere" (Roland Barthes).

"Il lettore a(r)mato. Vademecum di autodifesa" di Luca Ferrieri, Stampa Alternativa 1993.
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Davide - bibliotecario
#consiglidilettura

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