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Esopo e Fedro. Le favole più famose dal passato al presente

"Ho lasciato le favole in una stanza della scuola materna. Da allora non ho più trovato nessun libro così sensato". (G. K. Chesterton)

Il primo genere "contestatore" o "verista" della storia della letteratura. Favole: racconti di fatti tante volte assurdi ma con strette attinenze al reale. In cui, adattando temi e contenuti paradigmatici, si fa ricorso a modelli psicologici positivi e negativi per narrare di una esperienza, ricordare una verità, esortare a una riflessione o illustrare un insegnamento. In tutte, o quasi, la trama, i personaggi, le premesse, le conclusioni, e, alla fine, la sentenza morale sono le stesse. In questi contesti tematici socio-politici o civico-religiosi, recita, sempre in tono satirico-confidenziale, una sceneggiatura di maschere a forte valenza simbolica. E gli attori sono famosi: il leone-arroganza; la volpe-furbizia; il lupo-malvagità; il cervo-vanità; la formica-operosità; il serpente-tradimento; la rana-stupidità, ecc. oppure un proscenio di uomini, non personaggi storici ma piuttosto specimen delle diverse classi sociali e sempre rigorosamente distinti tra povero-ricco, potente-umile, saggio-stolto. Interessa, al favolista, in primis denunciare vizi, abusi, ingiustizie e assenza di una vera libertà di pensiero e di parola, poi, sottolineare certi tratti ricorrenti dell'animo umano: assennatezza, intelligenza, arguzia, ingegno, scaltrezza, coraggio, bontà, altruismo; come pure, codardia, viltà, stoltezza, creduloneria, vanità, superbia, invidia, falsità, ingratitudine, slealtà, pigrizia, avarizia, ecc.
Un catechismo etico ante litteram, fatto di solidi articoli culturali, non diretto ad un pubblico di bambini ma studiato per descrivere e mettere in evidenza, anche se in forma allegorica, una realtà per lo più sconfortante, squallida, tragica, dominata da tutto quanto di negativo l’animo umano riesca a inventare. Ecco allora il perchè della favola: stimolare le capacità che permettano agli umili se non di capovolgere strutture e privilegi, almeno, con astuzia, destrezza e intelligenza, di sopravvivere. Per questo la favola non comincia con "c'era una volta" ma, piuttosto, fin dall'antichità, sembra voler suggerire: "purtroppo ci sarà sempre...".

"Esopo e Fedro. Le favole più famose" di Innocenzo Mazzini.
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Davide - bibliotecario
#consiglidilettura

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