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Migrazioni e intolleranza

L'intolleranza è un'ossessione millenaria? È una forma di razzismo? E quando non lo è?

L'intolleranza è un'ossessione millenaria? È una forma di razzismo? E quando non lo è? È espressione di fondamentalismi o integralismi strutturati in teorie o dottrine oppure è soltanto uno stato emotivo superficiale? E se è una reazione naturale e istintiva e non un permanente atteggiamento mentale difensivo di chi si è sentito esposto al trauma della differenza, può diventare oggetto di educazione?
Fino a poco tempo fa, bastava che un italiano o un francese si allontanasse duecento chilometri dalla sua città natale per rendersi conto delle molte differenze che lo separavano dai suoi vicini.
La guerra per francesi, italiani, inglesi, spagnoli, olandesi e tedeschi è stata - negli ultimi duemila anni e fino al 1945 - la norma....
Lingue, modi ed atteggiamenti erano tradotti, allora, in carenze, difetti, deformità... Le persone si dicevano assolutamente convinte di sapere in che cosa le altre persone fossero diverse....
Oggi, però, sarebbe inconcepibile – se non ridicolo – che nonostante le molte differenze linguistiche, economiche e culturali, gli europei si facessero guerra. Forse il senso di identità europea non ha ancora la stessa evidenza per tutti gli europei, ma già oggi l'idea di Europa per molti è senso e significato di valori conosciuti e familiari. E a questi valori, tipici della visione del mondo europea,, nessun europeo vorrebbe o potrebbe rinunciare.
Decidere e riconoscere ciò che, pur in una visione tollerante, rimane intollerabile per noi è il confine che gli europei sono oggi chiamati a tracciare, con senso di equità e con il costante esercizio di una delle quattro virtù cardinali che da Aristotele in poi i filosofi chiamano Prudenza. Decidere e riconoscere: risolvere l'intolleranza non vuol dire doversi convincere che gli altri non sono diversi, come armonia non significa uniformità. Per eliminare le differenze, infatti, dovremmo filtrare tutte le diverse culture neutralizzandone il potenziale intrinseco fatto di concetti originali e diversi.
Risolvere l'intolleranza significa esattamente l'opposto: partire da concetti che sembrano omologhi per arrivare a capire quanto in realtà possano essere diversi. Capirsi fra culture diverse non vuol dire dover scegliere ciò cui ciascuno deve rinunciare per arrivare ad essere uguali, bensì capire ciò che ci separa.

"Migrazioni e intolleranza" di Umberto Eco, La nave di Teseo, 2019.
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Davide - bibliotecario
#consiglidilettura

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