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Molti inconsci per un cervello

"L'idea è che ciascuno di noi possieda una mente e che questa mente abbia dei contenuti. Di alcuni contenuti abbiamo esperienza diretta: sono, cioè, consci; di altri non abbiamo esperienza diretta: sono, cioè, inconsci"

Partendo da un presupposto non del tutto scontato, che ciascuno di noi abbia una mente e che questa abbia dei contenuti, ci si dovrebbe quindi chiedere: una parte di questi contenuti potrebbe esistere indipendentemente dalla volontà, o preesisterle inconsapevolmente, oppure sfuggire al controllo della coscienza?
Per secoli, agli occhi degli studiosi, la mente umana è sembrata trasparente, anche se qualche illuminato in verità sospettava che qualcosa sfuggisse al controllo della coscienza. Tutto però veniva prudentemente ascritto a certe singolari epifanie di cui è capace il trascendente.
Poi, la svolta. Con Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi, ecco stabilita una cornice concettuale entro la quale descrivere e comprendere l'irrazionalità: è l'inconscio che spiega l'origine e il significato di certi processi psichici che esercitano rilevantissimi influssi sul pensiero e sul comportamento. Ed ecco pure spiegata la formazione dei sogni, la genesi delle sviste, dei lapsus o delle false convinzioni della vita quotidiana, di tutte quelle attività mentali, cioè, autonome rispetto a volontà e coscienza. E questa zona mentale interdetta alla coscienza potrebbe, a sua volta, essere composta da più inconsci? Inconscio cognitivo, inconscio rimosso, preconscio... molti inconsci per un (solo) cervello?
Tranquillizziamoci: il cervello produce un solo inconscio, se si intende con inconscio tutta la parte della vita mentale di cui non ci rendiamo conto. Eppure, dopo gli studi sull’inconscio eseguiti negli ultimi quarant'anni, l'ipotesi di molti inconsci giustificherebbe forme diverse di rimozione dell'attività mentale che controlla l'inconscio e diversi meccanismi difensivi deputati a mantenere gli equilibri dell'Io. Ma anche se possono esistere diverse dinamiche inconsce cui addebitare i contenuti delle fobie, delle angosce, delle elaborazioni psichiche di autoinganno e perfino del pregiudizio (tutti quegli "scompensi" che un bravo psicanalista aiuta a superare), sopra l'inconscio sta o dovrebbe stare la coscienza. 
La coscienza è la capacità di rappresentare all'interno della nostra mente noi stessi, modulando quest'idea in ordine agli altri e all’ambiente che ci circonda. Ma nello stesso momento della coscienza, si è probabilmente attivato anche l’inconscio cognitivo, quella facoltà cioè che presiede a tutti i processi della percezione, della memoria, dell'apprendimento, del pensiero e delle emozioni.
Potrebbe questo inconscio riservare delle trappole? Probabilmente sì, perché ad esso è demandata la capacità di produrre decisioni rapide collegando emozioni emergenti dall’asimmetria guadagni/perdite, e, più in generale, perché l'inconscio cognitivo si è sviluppato a partire da forme di vita con meno incertezze rispetto a quelle attuali.
L’inconscio fa parte di noi ma è diverso, talvolta opposto, e, sicuramente, non del tutto esplorato. Che cosa accadrebbe, allora, se questa somma di inconsci prendesse il sopravvento? Che cosa accade quando la volontà sfugge al controllo della coscienza? Negli ultimi secoli l'uomo non solo è riuscito ad adattarsi a un mondo ereditato dai progenitori, ma ha pure volitivamente cercato di adattare quel mondo alle sue proprie prospettive e necessità. Viene da chiedersi allora se l'uomo ha dimenticato il quadro avvincente e terribile dell'evoluzione. È un processo che egli suppone finito per sempre? La nostra coscienza, incorporata nel cervello, infatti, si sta ancora modificando: che cosa diventerà?

"Molti inconsci per un cervello" di Paolo Legrenzi, Il Mulino, 2018.
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Davide - bibliotecario
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