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Il libro dei secoli: mille anni di storia e innovazioni

Quale è stato, per l’umanità, il maggior cambiamento degli ultimi dieci secoli e che cosa si intende per “cambiamento“? Perché solo gli ultimi secoli, quelli delle scoperte scientifiche, rappresentano, secondo molti, il tempo che ha prodotto il maggior cambiamento, tanto da oscurare conquiste come il fuoco o la ruota? lan Mortimer si è dedicato alla risoluzione di queste domande, intrecciando mille storie con arguzia, competenza e grande smalto narrativo.

Quale è stato, per l’umanità, il maggior cambiamento degli ultimi dieci secoli e che cosa si intende per “cambiamento“? Perché solo gli ultimi secoli, quelli delle scoperte scientifiche, rappresentano, secondo molti, il tempo che ha prodotto il maggior cambiamento, tanto da oscurare conquiste come il fuoco o la ruota? Quale risulta, poi, la maggiore innovazione, quale il principale agente/motore del cambiamento per ognuno dei secoli considerati? Le tendenze etico/economico/sociali stratificatesi fino ad oggi, costituiscono si o no risposte a queste domande e possono orientarci su quale futuro prossimo ci attenda?

Le conclusioni esposte da Ian Mortimer alla fine del suo “Il libro dei secoli“ possono piacere o non piacere; quello che è certo è che difficilmente si potrà rigettarle come banali proiezioni pessimistiche o distopiche previsioni di uno storiografo decadente. Il “Libro dei secoli“ è di per se stesso una risposta ad una domanda posta non correttamente: chiedersi quale sia stata l’innovazione del ‘900 che ha determinato il maggior progresso nella storia, comporta un errore di fondo: il non tenere conto del contesto. Come ben spiega l’autore infatti, in quel periodo non fu tanto la nostra vita a cambiare, quanto il mondo in cui vivevamo.

Che sia stato questo il periodo più intenso dal punto di vista dell’applicazione delle innovazioni non vi è dubbio: lo prova l’apice che qui raggiunge, nel grafico della progressione del cambiamento, compreso nelle tavole illustrate del libro, la curva di civilizzazione (determinata in base ai parametri della disponibilità di cibo, della salute, dell’alfabetizzazione, dell’urbanizzazione, della ricchezza pro-capite, della tutela dell’ordine pubblico). Per contro però, risulta altrettanto evidente che il gradiente di massimo incremento di quella stessa curva, è da far risalire ai periodi precedenti e non, aprioristicamente, a questo. Nonostante la credenza comune, infatti, innovazione e tradizione sono aspetti complementari del progresso: l’innovazione è una dimensione temporale del processo evolutivo sociale, che, anche se non sempre, da un risultato positivo introduce benefici maggiori; la tradizione è il consolidamento di valori originati in campi sociali distinti. Questi, nella ricerca dei loro simboli specifici, favoriscono la complessità sociale, e, con la progressiva specializzazione della produzione – materiale e immateriale - la creazione di valori.

Questa complessa interazione di cause viene spiegata ne “Il libro dei secoli“ anche a proposito delle conclusioni circa il futuro prossimo dell’umanità. Le argomentazioni dello storiografo inglese sono intense e appassionate: “E alla fine di tutto mi ritrovo a chiedermi: che cosa non è cambiato nel corso degli ultimi mille anni? E che cosa non cambierà nel prossimo millennio? All’inizio mi sembravano interrogativi smisurati, ora la risposta è tanto semplice da sorriderne. Ciò che non cambia è che tanti aspetti della vita ci sembrano degni di essere vissuti: l’amore, la bellezza, i bambini, il conforto degli amici, l’ironia, la gioia di mangiare e bere assieme, la musica, il rumore del mare e il calore del sole, le stelle, cantare e danzare “...

Il libro dei secoli: mille anni di storia e innovazioni di Ian Mortimer, Bollati Boringhieri 2015
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Davide - bibliotecario
#consiglidilettura

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