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I libri proibiti

"Uccidere un buon libro è quasi lo stesso che uccidere un uomo. Chi uccide un uomo uccide una creatura ragionevole, immagine di Dio. Ma chi distrugge un buon libro uccide la ragione stessa, uccide l'immagine di Dio." Jhon Milton

Tutte le attuali costituzioni liberali assegnano alla libera manifestazione del proprio pensiero il pieno diritto di cittadinanza nei loro ordinamenti. La libertà di parola è un diritto inalienabile associato ai concetti di democrazia e pluralismo. Non è però automatico, oggi, nell'aprire un libro, nel leggere un romanzo, nel consultare una pubblicazione a stampa, ripensare, con gratitudine, a quel tormentato percorso storico-evolutivo, durato qualche secolo, a volte fortemente traumatico, attraverso il quale si è progressivamente consolidata la moderna coscienza sociale della libertà di stampa, intesa come una delle forme più comunemente avvertite del diritto alla libertà di espressione.

A causa della stampa, la maggiore diffusione di scritti circa argomenti decretati inaccessibili ai “non addetti“ ai lavori, veniva bollata come "infetta et perniziosa". Per questo nei tribunali ecclesiastici si proibiva, condannava e bruciava, in nome della necessità della conservazione dell'ortodossia della condotta e della "retta dottrina", anche in maniera poliziesca ed integralista. La stampa, il cui uso, in assenza di un controllo preventivo centrale o di una revisione censoria a posteriori, avrebbe potuto veicolare ogni sorta di turbamento ai danni del potere costituito, diventava così per la Curia romana il naturale sorvegliato speciale. Gli effetti della ricerca della verità e della sua negazione d'ufficio, investirono letterati, filosofi, uomini di scienza, teologi dissidenti e anche molti altri liberi pensatori che, insieme a editori, tipografi e librai, dovettero diventare interpreti e promotori sociali di un nuovo concetto di civismo, centrato proprio sulla libertà individuale di pensiero e di opinione. Questo loro sforzo avrà, molto tempo dopo, nel 1789, una rilevante parte politica nella redazione della "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino". La nostra Costituzione repubblicana, all'art. 21, riprende, quasi pari-pari, tale enunciato.

L'opera "I libri proibiti" del professor Mario Infelise, costituisce un pregevolissimo saggio che ripercorre in modo molto ben documentato tutta la storia del proibizionismo europeo delle idee: la cronologia, la ragione degli avvenimenti, le concause, dalle origini della censura alle redazioni degli indici di proscrizione da parte del Sant'Uffizio, fino alla revoca, nel 1966, da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, dell'Indice. Ogni argomento è trattato con grande tecnica professionale. Oggi come ieri, il modo in cui la libertà di espressione tende a esplicarsi non è statico ma sempre "in itinere", in funzione sia di nuove capacità tecnologiche che di nuove esigenze sociali. È impossibile pertanto definirne limiti e prerogative. Come giustamente afferma Infelise, quindi, "non esiste potere che possa permettersi di rimanere indifferente alle opinioni dei governati al punto da astenersi del tutto dal proposito di influire su di esse".

I libri proibiti: da Gutenberg all'Encyclopedie di Mario Infelise, Laterza 1999
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Davide - bibliotecario
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