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Nient'altro che la verità

«Il re - qualunque re - non ama apparire nudo. Fra destra e sinistra vi sono differenze abissali dietro cui, però, c'è un filo comune: la politica, senza distinzioni, vive di consenso; se il consenso rischia di affievolirsi ecco che la politica più o meno consapevolmente finisce per non accettare le inchieste.» Nient'altro che la verità, di Giancarlo Caselli, Piemme 2015. #librodelmese #consiglidilettura

Giancarlo Caselli è stato un magistrato-simbolo, protagonista di uno dei più cupi e drammatici momenti storici italiani. Alle sanguinarie manifestazioni di eversione e al crimine organizzato ha però saputo contrapporre una delle più intense attività giudiziaria che sia stata istituita in Italia (il processo alle Brigate Rosse, il Maxiprocesso, il processo Minotauro...). Onestà, religione del dovere, indipendenza di coscienza e di giudizio, senso dello Stato, senso della legge, legalità che concorre alla giustizia: questi gli imperativi morali che hanno contraddistinto la sua carriera. Un uomo mai deferente all'opportunità politica o alla regola non scritta dell'impunità dovuta ai "santuari del potere", debitore spirituale di Don Lorenzo Milani, erede morale dei colleghi Falcone e Borsellino. Con loro ha condiviso -con fedeltà e coerenza- i valori della missione etica e professionale di magistrato. In tutti i suoi libri, Gian Carlo Caselli ha sempre messo in guardia dal pericolo della strisciante insofferenza per la legalità, ha sottolineato il bisogno di superare il carcere e la necessità di attenzione e rispetto per il detenuto "per educare e recuperare alla tolleranza secondo una giustizia dal volto umano, attenta a che non ci si accanisca sul colpevole fino a schiacciarlo e a impedirgli di cambiare", si è battuto per una magistratura non politicizzata e indipendente da ogni altro potere, pubblico e privato. Ha denunciato l'altissimo tasso di corruzione e di economia illegale nel nostro Paese che " ci impedisce di avere servizi efficienti e meno costosi (più scuole, ospedali migliori, treni in orario, impianti sportivi per i giovani e centri per anziani, miglior tutela del territorio e del patrimonio artistico, recupero delle aree degradate... il futuro offrirebbe prospettive meno cupe a tutti, ai giovani in particolare). Dunque illegalità significa impoverimento". Non ha mancato di suggerire pratiche soluzioni giuridico-normative: per esempio l'abolizione del grado di appello e della prescrizione. A conclusione della sua carriera professionale, con "Nient'altro che la verità", Gian Carlo Caselli ripercorre, in una ideale retrospettiva di immagini autobiografiche, alcuni dei suoi momenti più significativi, sia come uomo che come magistrato. Un amarcord poco nostalgico e per niente patetico. Nient'altro che la verità, davanti alle patologie sociali che sembrano subdolamente minare il nostro Paese, è un richiamo contro i rischi di qualunquistiche derive ideologiche, richiamandoci all'obbligo di una presenza coraggiosa e schietta, indispensabile se si ha un come faro quello di dare la propria testimonianza di partecipazione sulla difficile frontiera della solidarietà e del riscatto sociale.

Nient'altro che la verità: la mia vita per la giustizia fra misteri, calunnie e impunità di Giancarlo Caselli, Piemme 2015
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Davide - bibliotecario
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