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Si chiamava Tomoji

Un romanzo illustrato che narra le vicende familiari della bambina, della giovinetta, dell’adolescente, e, finalmente, della donna Tomolj, nel contesto di un Giappone rurale negli anni tra il 1920 ed il 1930. Tomoji è la personificazione, tutta femminile, delle qualità morali che fondano il costume e la società nipponici.

Nella schiera di artisti attivi in quell’”esplosivo” segmento dell’arte figurativa chiamato fumetto che, con il genere manga, ha dato nuovo impulso a questo geniale metodo espressivo fatto di testo e illustrazioni, Jirô Taniguchi è un maestro giapponese del disegno. Epigone del grande pittore Takehisa Yumeji del quale, con autonomia e autorevolezza, ripropone i tratti caratteristici estetici espressivi della cultura tradizionale giapponese, Taniguchi è autore di diversi libri illustrati, sia in collana che in formato one-shot. Per la committenza dei rettori del tempio buddista Shingon-Daigoji presso Tokio, che intendevano celebrare la memoria di una co-fondatrice, Tomoji Uchida, ha realizzato nel 2014 il racconto breve “Si chiamava Tomoji“: un romanzo illustrato che narra le vicende familiari della bambina, della giovinetta, dell’adolescente, e, finalmente, della donna Tomolj, nel contesto di un Giappone rurale compreso nel periodo “Taishô”, circa gli anni tra il 1920 ed il 1930. L’opera sfrutta abilmente sia i segni espressivi tipici del manga (viso squadrato, occhi grandi, naso e bocca stilizzati) che i tratti caratteristici della graphic-novel (pluralità di riquadri per velocizzare la scena, uso delle onomatopee per le sonorità, taglio fotografico dell’inquadratura come istantanee, ecc). Se, a prima vista, “Si chiamava Tomoji“ può apparire quasi solo il ritratto psicologico di una piccola donna che affronta a viso aperto le molteplici alterne vicende dell’umana esistenza, certamente il romanzo è anche un’evidente rievocazione/riaffermazione, concepita e scritta per essere consegnata alla storia, dei valori tradizionali della cultura giapponese: la famiglia, le istituzioni, il lavoro, la dedizione, la dignità, l’onore. Tomoji è la personificazione tutta femminile, idealizzata nel grado più sublime, delle qualità morali, proprie del genere umano, che fondano il costume e la società nipponici nella quale giustizia, onestà, senso del dovere, rispetto, lealtà e coraggio portano al dominio di sé e all'autodisciplina in un percorso evolutivo personale e carismatico.

Si chiamava Tomoji di Jiro Taniguchi, Rizzoli Lizard 2015
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Davide - bibliotecario
#consiglidilettura

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