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Pompei, Italia

Francesco Erbani, giornalista de "La Repubblica", scrive e denuncia tutto ciò che affligge l’area archeologica più estesa d’Europa: Pompei. Ecco quindi "portate alla luce" le cause della grande difficoltà ad operare efficacemente, la scarsità, se non l'assenza, di soluzioni di lungo respiro, le carenze, gli errori, i guasti. Pompei per l’Italia è una risorsa oppure un problema?

Pompei enigma italiano, metafora della condizione generale di tutto il nostro patrimonio storico- culturale, unità di misura della congruità del rapporto tra dovere di conservazione e diritto di fruizione, prova del nove dell’efficienza del sistema nazionale della relazione di scambio tra pubblico e privato. Pompei che dal 2010, dopo la tragica stagione dei crolli, è diventata, anche di fronte all’Europa, il "caso" Pompei, specchio di tanti aspetti politico-sociali italiani, simbolo o icona o caricatura di una costante pubblico-istituzionale per cui molto spesso si interviene solo in modo irrazionale, frammentario, superficiale e disorganico "inseguendo emergenze, l’ultima emergenza", con provvedimenti (tampone) pensati solo per il breve periodo. Pompei per l’Italia è una risorsa oppure un problema? Francesco Erbani, giornalista de "La Repubblica", in "Pompei, Italia" denuncia tutto ciò che affligge l’area archeologica più estesa d’Europa. Ecco quindi "portate alla luce" le cause della grande difficoltà ad operare efficacemente, la scarsità, se non l'assenza, di soluzioni di lungo respiro, le carenze, gli errori, i guasti. Per la tutela di Pompei si confrontano esigenze contrastanti: quelle di organizzazione e competenza, di chiarezza, responsabilità e rigore da una parte; quelle delle burocrazie, politocrazie, oligarchie, gerarchie, clientelismi, condotte patologiche sociali e criminali le più diverse, dall’altra. Tutte sono descritte con uno stile che, in alcuni passi, per la scioltezza e l’arguzia, potrebbe perfino essere divertente, a cominciare dalla simpatica storpiatura in copertina, opera a mosaico dell’americano Jhon T. Unger, del famoso cave canem oggi ospitato al MANN di Napoli. Se occorresse sbilanciarsi per una previsione sul futuro di questa immensa ricchezza italiana visitata da una media di 12.000 persone al giorno, dovremmo allora o scommettere sugli esiti nefasti di un sistema deformato oppure puntare a nuovi modelli di sviluppo turistico-economici, più aggiornati, più etici, più sostenibili, che non debbano inchinarsi alla speculazione, che non nascondano subdolamente altra cementificazione, altro consumo di suolo, altri costi, altro spreco di risorse pubbliche. Le raccomandazioni dell’Unesco sono chiare: presenza dello Stato, difesa del patrimonio, pragmatismo e continuità. E, aggiunge Erbani, sostegno alla cultura come funzione fondamentale garantita dalla Costituzione, perché questa può generare senso identitario tra le persone, cioè sentimento di appartenenza ad un territorio comune, e, di conseguenza, progresso sociale ed economico. Il futuro di Pompei si gioca tutto qui.

Pompei, Italia di Francesco Erbani, Feltrinelli 2015
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Davide - bibliotecario
#consiglidilettura

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