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Nudo tra i lupi

Nella settimana della memoria, un libro in cui è chiaro come «alle spalle ci fosse il mondo, dentro un paesaggio che non aveva più nulla a che fare con il mondo e l’umanità». Di Bruno Apitz, Longanesi, 2013. #librodellasettimana

A Buchenwald, nel marzo del 1945, un treno di deportati arriva al lager. Tra questi c'è Zacharias Jankowski, un ebreo polacco, che riesce a trafugare una valigia tra le baracche. Nello stupore generale, i prigionieri scoprono che all'interno si trova un bambino di tre anni. Disumanizzati dal terrore, i prigionieri non si schierano compatti per proteggere il bambino, che in quella situazione rappresenta un grave pericolo per la loro sopravvivenza. Liberarsene sarebbe stato la scelta più automatica.
Ma ognuno di quei visi scheletrici, brutalizzati dalla fame, dal lavoro forzato, dalla morte vista quotidianamente, lotta per rimanere uomo e in quel bambino vede nascosta una speranza: la vita fuori dal filo spinato.

 


 

L'autore
Bruno Apitz fu autore di romanzi, racconti e opere teatrali. Iscrittosi al Partito comunista nel 1927, con l’avvento di Hitler venne più volte arrestato e infine internato nel campo di concentramento di Buchenwald. Nel dopoguerra scrisse sceneggiature per la principale compagnia cinematografica e per la radio di Berlino Est, dove visse dal 1952. Lasciato ogni incarico connesso alla politica attiva, nella seconda metà degli anni Cinquanta scrisse Nudo tra i lupi, il romanzo sulla propria esperienza a Buchenwald; pubblicato nel 1958, divenne a sorpresa un successo internazionale, tradotto in trenta lingue. Nel 1963 ne fu tratto un film per la regia di Frank Beyer.

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